
Ovunque mi giri, che sia tra gli amici o tra persone nuove, vedo una grande voglia di parlare, di raccontare, di spiegarti perché la vita va in un modo o in un altro. Vedo una sicurezza che non mi è mai appartenuta nel sapere come si sta al mondo, come funziona, quali sono le regole del gioco. Una sicurezza che diventa con facilità supponenza, e non mi piace.
Per mia natura sono estremamente curiosa e di rado mi sento così sicura dallo spiegare ad altri come fare, cosa dire, o come risolvere qualsiasi questione. Credo fortemente nel dialogo e nel confronto, perché siamo esseri sociali e lo siamo nel momento in cui ci rapportiamo a qualcosa o a qualcuno, non solo a noi stessi e non solo concentrati sulle nostre convinzioni.
Ancora di più credo nell’ascolto, nella curiosità e nella predisposizione a scoprire l’altro nel senso più ampio del termine.
Ma forse sono rimasta tra le poche persone con questa indole.
Sono da poco scesa da una settimana in barca a vela e quello che più mi è mancato, anzi forse l’unica cosa di cui ho veramente sentito la mancanza, è stata il silenzio, l’ascolto della natura e la voglia di respirarci dentro a fondo. Non che non ami chiacchierare e ancora di più quando intorno a me ho persone nuove tutte da scoprire, ma ho sicuramente bisogno anche di godere di quello che vedo e dei suoni che la natura fa, di esserne grata e prendermi il tempo per farlo con pienezza.
Una cosa molto simile capita anche dialogando con amici, su temi più concreti e legati al nostro quotidiano. Vedo troppe persone impegnate nel dimostrare che quello che fanno lo stanno facendo nel miglior modo possibile e che te lo devono insegnare perché hanno la soluzione in mano. Ma nel fare tutto ciò, ignorano completamente l’essere una persona tra le tante, con una esperienza importante ma che presa singolarmente non conta nulla.
La voce è importante da ascoltare, tutte le voci lo sono, anche il suono del mare e del vento.