Ieri sono stata alla manifestazione e ho partecipato al corteo nella mia città. Ho partecipato portando lo striscione di Emergency perché credo molto nel loro progetto e sono lieta di supportarli con queste attività da volontaria.
Sono arrivata abbastanza presto in piazza e c’era già tanta, tantissima gente che, tra un cantiere e l’altro, si avvicinava in attesa della partenza del corteo. Non mi sono stupita di questa partecipazione elevata, in fin dei conti da Bologna me lo aspetto sempre.
Quello che mi ha piacevolmente stupita è stato vedere moltissimi bambini che accompagnavano i genitori, che giocavano e si sedevano per terra durante i tanti momenti di pausa. Questa presenza scalda il cuore come poche altre cose, dà idea di un futuro e di un futuro in cui vorrei di stare.
Durante la manifestazione un gruppo di ragazzini ha anche distribuito dei semplici fogli colorati, ci hanno poi insegnato a giocarci come facevamo da piccoli e a fare una barchetta con il foglio. Una volta terminato il lavoro di costruzione, quello che avevamo in mano erano tante piccole barchette con i colori della Palestina e il riferimento alla Global Sumud Flottilia. È stata pura emozione.
Al di là della motivazione per cui tutte e tutti noi siamo scesi per le strade ieri, al di là della riprova che non tutti la pensiamo come chi ci rappresenta in Italia e non solo, per me ieri è stato davvero importante sentire le persone vicine a me, affini a me, e vederle camminare una a fianco all’altra con la stessa espressione sul viso e la consapevolezza che non si poteva essere da nessun altra parte.
In questo momento storico così complesso e di difficile interpretazione, dove regnano la dominazione, la violenza fisica e verbale e l’abbattere qualsiasi cosa sia diverso da noi, ritrovare così tanta empatia non può che farci sentire bene.
Sicuramente non salverà le sorti del mondo, così come non penso lo faccia la Flottilia, ma credo fortemente che un approccio diverso, un approccio gentile, di ascolto e di accoglienza di ciò che è diverso da noi possa essere una se non l’unica strada da percorrere. Un approccio civile, che non attenda che chi dovrebbe farlo si attivi e faccia qualcosa, un movimento spontaneo e naturale che ci viene da dentro perché siamo esseri umani e crediamo nell’importanza dell’umanità e del rispetto. Lo facciamo già, ognuno nella propria bolla, condividendo e dialogando su contenuti nei nostri vari profili social.
Ma farlo davvero insieme, fianco a fianco, tra decine di migliaia di persone vuole dire gridare con una sola voce “ascoltateci, fermatevi!”
Ieri a Bologna c’erano oltre cinquantamila persone a dirlo.