In un mondo che corre e che ci richiede di essere sempre più performanti, che non ammette errori e ritardi, quello che mi capita è di sentirmi completamente fuori posto, di volere qualcosa di diverso per me e per le persone a cui sono affezionata. Ma la realtà in cui viviamo non sembra accettarlo, non sembra concederci lo spazio sufficiente per riuscirci. E allora è vero che ci pensiamo autori della nostra vita ma in realtà siamo solo attori di qualcosa scritto da altri?
Tutto questo mi fa riflettere. Il mio primo punto di partenza è che non sono quello che faccio o meglio non sono il mio lavoro, non è quella la mia identità. Ma non sempre riesco ad essere autrice perché gli eventi ti arrivano addosso e ti trascinano in un vortice, e rimane un solo obiettivo in quel momento: cercare di sopravvivere perdendo il meno possibile della mia essenza, del mio essere e cercare di esserci per me e per gli altri. Ma si torna al punto di partenza, anche se in modo diverso si cerca sempre la performance senza concedersi il tempo per dire ho sbagliato o così non mi va bene. Perché non c’è mai abbastanza tempo. Eppure, io, come tante altre persone, ho letto tanto sull’ascolto, sull’importanza del tempo e dello stacco dal resto, su quanto sia fondamentale ricordarsi di respirare. Perché è drammaticamente facile trovarsi ad andare avanti per inerzia e in apnea, sperando che questa cosa che ci trascina a un certo punto dia pace, si plachi un po’. E ancora una volta attori e non autori.
Nelle scorse tre settimane sono stata travolta dagli eventi, di lavoro e di famiglia, eventi che coinvolgono persone a cui tengo e altri che riportano in presenza cose che avevo dimenticato, che avrei voluto dimenticare. E in queste tre settimane tutto il mio predicare “cose belle” è andato a farsi friggere. Mi sono ritrovata qualche sera fa in totale assenza di energia, prosciugata da quello che avevo intorno, completamente scarica e affaticata manco avessi scalato montagne o fatto gesti eroici. E non va bene, non va per nulla bene. È stato un momento di grande consapevolezza però, perché da quella si parte. Se inizi ad ascoltarti, se ti concedi il tempo di farlo, puoi almeno partire da cosa non ti piace e ragionarci su. Non è semplice e non è veloce, ma se ci fissiamo dei micro-obiettivi possiamo pensare di raggiungerli senza sentirci in affanno, senza pensare poco dopo che tanto non ce la faremo mai.
Sul mio corpo ho diversi tatuaggi, quello che più amo rappresenta il “qui e ora”. La consapevolezza che non c’è poi così tanto tempo da perdere spesso ti arriva quando succedono cose brutte, quando qualcuno vicino a te sta male e ti viene più facile pensare che se vuoi che la tua vita vada in un modo non è che puoi cincischiare più di tanto. Ma non dobbiamo sempre aspettare che uno schiaffo ci ricentri, anzi. Dovremmo imparare a prevenire. A ricordarci di occuparci di quello che possiamo e vogliamo e non pre occuparci di cose che non riusciamo in nessun modo a governare. Nulla di tutto questo è facile, cambiare paradigmi che durano da secoli e sovrastrutture ormai consolidate può sembrare impossibile. Ma se non si inizia di sicuro non succederà nulla.
Quindi l’unica strada possibile per ora mi sembra: un passo alla volta, sempre in avanti.