Cosa mi ha colpito di più delle Lofoten? Il silenzio sicuramente.
Il silenzio mi ha colpita già dall’aeroporto di Oslo, abbiamo fatto scalo a metà pomeriggio e pareva notte fonda. Un aeroporto non piccolo sicuramente, ma il più quieto che abbia mai visitato. Ma questo era solo l’inizio.
In una settimana abbiamo visitato piccoli paesini di pescatori circondati solo da turisti come noi, non so quante persone realmente ci vivano ma sono poche e abbastanza nascoste. Anche durante i vari trekking, affollati come è normale in estate, sentivo il mio respiro e il cuore che batteva forte nei momenti di massimo sforzo, ma niente altro.
Ogni volta che si saliva un pò per queste montagne, che da noi sarebbero semplici colline, si apriva davanti allo sguardo una profondità incredibile, difficile da spiegare a parole e da mostrare nelle foto, circondata da questa quiete quasi irreale. Sembrava di essere da soli in questo piccolo pezzo di paradiso, eppure eravamo consapevoli di fare questo viaggio insieme.
Anche ora, mentre scrivo, c’è silenzio intorno a me con l’unica nota un pò stonata il ronzio del ventilatore, ma ci si passa sopra perché è sopravvivenza. Ma è un silenzio diverso questo, un silenzio di assenza o di attesa. Mentre tra la natura era un silenzio di gratitudine, di stupore per l’infinita bellezza che ci veniva regalata a ogni passo, a ogni respiro.
Per chi, come me, ha una innata passione per l’ascolto e l’osservare, un regalo immenso. Mi porterò spero a lungo negli occhi tutto quello che ho visto, i posti visitati e quello osservati mentre ci spostavamo. I colori che cambiavano all’improvviso mentre si passava da una giornata di sole estivo al diluvio universale.
L’infinito numero di arcobaleni visti.