Leggere per viaggiare

leggere per viaggiare

Da piccola non leggevo molto, anzi mi rompevo a farlo, nonostante in famiglia di fossero due lettori accaniti e la libreria fosse piena di libri di tutti i generi non trovavo stimoli sufficienti a farmi amare la lettura. Poi crescendo a un certo punto, non mi ricordo neanche quando di preciso, ho iniziato ed è stata una passione intensa e immediata per la lettura. Ho scoperto che leggendo riuscivo a immergermi completamente in un mondo e tempo diverso, a vedere i personaggi nella mia testa, a vivere la storia che li coinvolgeva fino a coinvolgere pure me.

E ancora oggi è per fortuna così, anche in questo periodo di chiusura solitaria e forzata riesco a rintanarmi nei libri e estraniarmi dal mondo per qualche ora al giorno. Di solito vado a periodi, leggo tantissimo per alcuni mesi e poi niente, di solito leggo più in inverno perché poi quando inizia la stagione leggere diventa complicato, c’è sempre qualcuno in camera che parla, che mette musica o che semplicemente esiste e la convivenza in spazi molto ristretti non aiuta a regalarsi la giusta concentrazione. Qualche pagina alla sera sì, prima di dormire ma non molto di più e una seria difficoltà a ricordarsi i nomi dei protagonisti per chi è abituato come me a leggere velocemente e per ore, a perdersi completamente in quei testi. Ho sentito che alcune persone, abituali lettori accaniti, in questo periodo fanno fatica a leggere, c’è meno stimolo perché ci sentiamo in una bolla, per fortuna a me non è successo perché occupare in un modo così piacevole alcune ore della giornata mi rilassa e mi aiuta a non impazzire almeno per ora.

Sono una lettrice su carta penso, ho provato e uso ogni tanto il kindle di mia madre quando i libri non li trovi in libreria o quando sono in giro e capisco che sia comodo, leggo anche più velocemente rispetto ai libri di carta ma la sensazione non è la stessa. Il peso del libro che ti appoggi addosso mentre sperimenti tutte le posizioni possibili per non farti venire il mal di schiena da lettura o perché dopo un po’ hai i crampi è piacevole, trasmette di più la sensazione di immergersi dentro a un mondo, di viaggiare con gli occhi e con la mente, di allontanarsi da tutto e da tutti gli stimoli intorno a noi e trovare un proprio rifugio, una culla in cui perdersi sentendosi al riparo. E proprio quando finisci un libro che ti è piaciuto, che ti ha saputo accompagnare dalla prima all’ultima pagina senza deluderti mai che senti il potere che ha su di te la lettura, perché rimani in uno stato di felicità e di rilassamento, un po’ come quando finisci una lezione di yoga o quando dopo un allenamento impegnativo fai stretching, non vuoi che quel momento passi in fretta perché te lo vuoi gustare tutto, vuoi goderti la soddisfazione per avere finito quel che stavi facendo e al meglio.

Poco dopo ti trovi a cercarne altri, a consultare tutta la bio dell’autore o cercare titoli simili o alla ricerca di quella copertina che ti colpisce, che ti comunica e che sarà la prossima avventura. Il risultato di questo marzo in quarantena è di 5 libri letti e 1 abbandonato dopo le prime cinquanta pagine, perché è vero che non abbiamo fretta e c’è tempo per leggere con calma ma è anche vero che un libro che non va, non va e non è il momento di annoiarsi di propria volontà. Continuerò a leggere anche dopo, anche quando finalmente usciremo da casa, ma lo farò guardando un panorama diverso, possibilmente su una barca, col vento che ti cambia le pagine anche quando non dovrebbe e sarà bellissimo.

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