Lo smart working è un’altra roba

lo smart working è un'altra roba

Una delle cose difficili di questo periodo è riuscire a non arrabbiarsi quando tutti i giornali e i giornalisti e gli esperti si riempiono la bocca di parole a caso. Lo smart working è un modello di lavoro, ha delle logiche e delle procedure studiate e costruite apposta perché funzioni al meglio e non c’entra nulla con “oggi lavoro da casa in pigiama”. Molti si saranno stupiti perché da casa lavorano di più ma questo non significa essere smart ma aver ridotto i tempi morti e trovarsi a non avere più tutte quelle interruzioni che fanno parte della nostra vita lavorativa.

Lavorare senza colleghi che interrompono, senza chiacchiere alla macchinetta del caffè può significare che alla fine delle vostre otto ore avrete lavorato anche il doppio del solito senza accorgervene. In più non ci sono neanche i tempi di spostamento, per cui invece di passare una, due o tre ore della vostra giornata in macchina potete alzarvi con più calma, godervi la colazione e iniziare a lavorare con un altro spirito.

Però questa modalità si potrebbe chiamare più home working se proprio vogliamo mettere un’etichetta. Per lavorare bene e in maniera efficace, perché il lavoro sia davvero smart è necessario che gli uffici e le aziende siano organizzate per farlo, che le persone a casa abbiano le dotazioni tecnologiche necessarie, cosa che per molti non era dovuta perché avevano un computer e una rete dati direttamente in ufficio mentre a casa era più che sufficiente la propria connessione del cellulare.

Le dinamiche devono essere ripensate, così come le riunioni e le comunicazioni perché non si possono passare ore su skype o zoom o altro senza frantumarsi le scatole e distrarsi tutto il tempo né inondare gli altri di mail o peggio ancora usare tutti i canali per comunicare coi propri colleghi, quindi chat singole o multi chat che si attivano anche ad orari indegni tipo di notte. Inoltre le persone si devono abituare a un lavoro nuovo e a un nuovo modo di lavorare, trovare delle proprie abitudini, definire i ritmi perché sicuramente non è smart stare davanti a un pc per dieci ore senza nessuna attività fisica e senza nessuna attenzione a quello che mangiamo o a come interagiamo con gli altri.

Ma la vera sfida dello smart working è che si basa o meglio si dovrebbe basare sulla fiducia e qui la vedo ancora durissima. Conosco molti capi di aziende, persone mediamente intelligenti e lungimiranti che non riescono a fare a meno di vedere i propri collaboratori dal vivo, che fanno finta di non notare cali di produttività o apatia davanti a uno schermo perché la presenza dei dipendenti permette di controllarli.

Per molti purtroppo vale ancora il concetto che se stai in ufficio e se fai almeno un’ora di straordinario al giorno allora sei un lavoratore serio, se stai a casa e magari invece di lavorare otto ore ne lavori cinque o sei, allora sei uno che se ne approfitta, senza però guardare la differenza nei risultati, la produttività finale.

Quando impareremo a fidarci e a capire che raggiungere obiettivi e risultati è più importante di scaldare una sedia senza fare una mazza, allora sì anche qui potremmo iniziare a parlare di smart working. E finalmente faremo meno male al nostro pianeta inquinandolo di meno, a noi stessi evitandoci tempi morti e avremo una maggiore produttività, succederà a e sarà bellissimo