L’attenzione ai dettagli

Qualche settimana fa, un amico mi ha raccontato di quando ha comprato la sua barca, quella con cui tuttora esce e con cui lavora. Mi ha detto di come la ricerca sia stata lunga ma all’opposto di come sia stata veloce la scelta finale.

Quello che mi ha incuriosito di questo racconto, che possiamo quasi classificare come storia d’amore, è stata la narrazione di tutti i dettagli che ha verificato prima e dopo l’acquisto. Prima che diventasse davvero sua, che ci si sentisse così bene a bordo dal diventare una cosa sola.

Si è preso giustamente il tempo per smontare, sostituire e riparare ogni piccola cosa che non funzionava, che era rotta o che iniziava a dare segni di cedimento. Sicuramente perché un lavorone del genere non lo fai tutti i giorni, ma anche perché ogni piccolo elemento doveva essere armonico, doveva risuonare insieme agli altri, e così non poteva essere per quelli ancora funzionanti ma potenzialmente per poco.

Non si è però fermato lì. Ha smontato, studiato, pulito anche tutti gli elementi perfettamente funzionanti, perché erano tutti parte di un insieme che andava investigato e approfondito, perché tutti hanno un proprio scopo e va conosciuto a fondo il loro funzionamento.

Questa attenzione ai dettagli, alla cura dei singoli pezzettini che fanno un insieme, alla conoscenza di tutte le sfaccettature si potrebbe applicare anche a noi umani adulti. Perché siamo mediamente bravi ad analizzare tutti i fotogrammi quando qualcosa non va, quando non funziona o quando pensiamo di aver fatto un errore, una valutazione sbagliata. Usiamo il microscopio per evidenziare ogni singolo pixel di una storia successa, spesso perdendo di vista la sua interezza.

Ma siamo altrettanto capaci di farlo quando le cose vanno bene? Quando funzionano e siamo felici o otteniamo risultati?

Potrebbe essere un esperimento per provare a scoprire i nostri talenti, aprire nuove opportunità seguendo il flusso che queste attenzioni ai dettagli generano.

Ci proverò alla prima occasione.

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