Non so voi, ma io ma io sono a corto di energia

Non ho mai creduto ai vari #andràtuttobene e #usciremomigliori, e altre parole con la stessa valenza ormai nulla. Ma davvero credevo ne saremmo in qualche modo usciti un po’ prima, o meglio che questa nuova normalità sarebbe arrivata prima. A quasi un anno dall’inizio di tutto questo delirio, devo ammettere che inizio a dare seri segni di cedimento.

Siamo ormai abituati tutti a continui cambi di umore, mi sono ritrovata a ballare in casa di prima mattina carica a mille e due ore dopo a litigare furiosamente con i miei genitori, senza un motivo apparente. Ma il motivo c’è, è stanchezza e tanta. Non stanchezza da fatica fisica o mentale, ma da apatia, data dall’assenza di stimoli e di cose da raccontarsi e condividere. Questo è anche il motivo per cui faccio da mesi fatica a scrivere qui e per me, anche perché sto scrivendo molto per lavoro, ma non è solo quello.

Non succede nulla, non si incontra nessuno o quasi, non si può andare da nessuna parte che non sia intorno a casa, non ho un lavoro da fare in presenza in qualche ufficio, la solitudine imposta è davvero davvero faticosa.

Per un anno ho camminato in lungo e in largo e ora conosco ogni mattonella del centro di Bologna, ma anche lì sta passando la voglia un po’ per il piacevole clima freddo umido che questa città offre in inverno e un po’ perché è tutto noioso.

Ho letto tantissimi libri, alcuni divorati altri meno, ma gli ultimi due sono stati un dramma. Letti fino alla fine ma più come prova di resistenza, speriamo di fare una scelta migliore per il prossimo che non vorrei mai rischiare di non aver più voglia di leggere.

Ho adottato un congiunto per un mese e mezzo ed è stato bello condividere i pasti, distrarsi facendo la sfoglia o chiacchierando mentre si camminava su e giù per i colli bolognesi, ma da prima delle feste è dovuto rientrare e la routine casalinga è ricominciata come in primavera.

Dopo l’isperato soggiorno sardo avevo un sacco di cose in testa da scrivere e di progetti che si potevano far partire, anche solo per ammazzare il tempo, ma senza stimoli è impossibile.

Non vedo l’ora che i confini diventino meno stretti dei domiciliari, di poter almeno andare a vedere il mare e respirarlo in attesa di poterci andare in barca.

Per fortuna si inizia a parlare di mare, di vela, si pensa a una stagione che non sappiamo come sarà, ma che non vedo l’ora di vivere. Anche solo parlarne mi scalda il cuore.

 

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